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mercoledì 4 maggio 2011

I palombari della Verità e il terrorismo del futuro

Abbiamo assistito alla saga di Osama con la stessa passività con cui abbiamo assorbito la sua dipartita. Gli USA comandano e uccidono con libera licenza, guardando prima agli interessi interni e poi a quelli internazionali. E se c'è una parte di opinione pubblica internazionale che si chiede se sia vero che Bin Laden è morto, un'altra ha già paura delle possibili ritorsioni. I servizi segreti hanno già individuato una nuova falange di Al Quaeda denominata i Palombari di Allah. Un gruppo di volontari che cercheranno di recuperare il corpo del miliardario saudita. Per dimostrare che la verità non si può seppellire in mare. 

Più di uno di questi volontari è convinto che "la vera sconfitta del network di bin Laden non viene dall’uccisione del suo leader (per altro praticamente inattivo negli ultimi anni) ma dal vento di ribellione che negli ultimi mesi ha stravolto i Paesi islamici. I giovani dell’Egitto o della Tunisia sono riusciti a fare ciò che al Qaida si era posta come obiettivo ma non è mai riuscita ad ottenere: hanno rovesciato dei regimi oppressori (tra l’altro considerati dai terroristi alleati dell’Occidente)". Molti altri, a partire dalla CIA, continuano a mettermi in guardia dai "guai" che potrebbero arrivare dalle "cellule" terroristiche sparse per il mondo, dallo Yemen al Magreb islamico. Quelle stesse che avrebbero messo in piedi gli attentai di Londra e Madrid senza la regia di Osama. Si dibatte quindi delle concrete possibilità che queste forse anti-sistemiche si facciano di nuovo coinvolgere dalla lotta contro il mondo occidentale.  

La CIA ha dichiarato: "Chiunque prenderà il suo posto sarà il nuovo numero uno della lista". Che adesso d'essere davvero vuota: fatti fuori Saddam e Osama, con Gheddafi sotto le bombe e Hassad che vede rivoltarsi il suo popolo, non ci sono più capi tribù o sultani da combattere. Rimane la Korea del Nord e il suo piccolo dittatore Kim Jong-il. Ci sarebbero anche la Cina e la Russia come possibili nuovi "persuasori occulti" del terrorismo internazionale, ma quelli possiedono una parte del debito pubblico americano. In ogni caso bisogna trovare una nuova faccia a cui bisogna affibbiare la nomina di terrorista. Il casting si terrà al Pentagno. Forse è già iniziato.  


Fine missione mai

Il Parlamento italiano vota la mozione proposta da Lega-Pdl e Iniziativa Responsabile (aka Scilly's boys) sulla missione in Libia. L'accordo raggiunto tra Berlusconi e Bossi ha avuto successo: approvati i 6 punti voluti dai verdi cui è stato aggiunto un settimo punto vergato da Berlusconi, nel quale si dice che il termine delle operzioni militari dev'essere deciso "in accordo con le Organizzazioni internazionali e i Paesi alleati". Non ci sarà un aumento dei finanziamenti militari, ma "un piano di razionalizzazione delle missioni già in corso, da attuarsi in accordo con le Organizzazioni internazionali e i Paesi alleati, attraverso una graduale e concordata riduzione degli impegni del nostro Paese". Ritiri dall'Afghanistan, Iraq, Libano e Kosovo? 

Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia e delle Finanze, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro per le riforme, Umberto Bossi, durante le operazioni di voto nell'aula della Camera
Per il resto, la mozione di maggioranza chiede al governo di "intraprendere immediatamente una decisa e forte azione politica" per una soluzione diplomatica internazionale della crisi libica ed "escludere per il futuro qualunque nostra partecipazione ad azioni di terra". Frattini e i pari-ruolo dovranno lavorare per organizzare la resistenza libica in qualcosa di più, dice il titolare della Farnesina "Il nostro sforzo è quello di trovare una soluzione politica" nel Paese. 

Fino a quel momento si continuerà a bombardare un paese con il quale l'Italia ha ancoa in vigore un trattato di amicizia, nel quale è sancito all'art.4 un patto di non belligeranza. Di Pietro è stato l'unico nell'aula di Montecitorio che ha ricordato quel trattato e ha chiesto la sua abrogazione, giusto per non essere totalmente ipocriti nei confronti del paese che già ci conosce come suoi colonizzatori. 

La nostra presenza nell'operazione è stata ratificata dal Parlamento dopo 3 giorni e 4 notti di raid degli aerei italiani. Chi come me abita vicino ad un aeroporto militare (Galatina, provincia di Lecce) si sarà accorto che da giorni c'è un gran traffico nei cieli. E l'idea che potrebbe continuare così per anni non ci rende felici. Frattini dice che è impossibile stabilire con certezza il termine della missione, mentre la NATO comunica ufficialmente che l'obiettivo non è la morte di Gheddafi (perché finirebbe troppo presto?) ma spendere miliardi in aerei, carburante e bombe. Almeno fino all'apertura di un nuovo fronte. 

sabato 30 aprile 2011

"Il mio amico Silvio Berlusconi ha commesso un crimine"

Autorizzando i bombardamenti italiani sulla Libia "il mio amico Silvio Berlusconi ha commesso un crimine"
. E' l'accusa lanciata da Muammar Gheddafi nel suo discorso di stamani alla tv di Stato libica. A 9 mesi esatti dalla firma del Trattato Italo-Libico, firmato per farci perdonare i nostri trascorsi colonialistici. 

"Avete commesso un crimine - dice il rais rivolgendosi all'Italia celebrando il 96/o anniversario della battaglia di Gardabiya contro gli italiani -, l'ha commesso il mio amico Berlusconi, l'ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, né tanto meno la democrazia. Solo l'amico popolo italiano vuole la pace".

Gheddafi sta cercando di sobbilarci ? Però ne capisce più lui che Bossi, Calderoli e Tremonti messi insieme. E sa che può spaventarli facilemente, basta dire: "La guerra in Libia sarà trasferita anche nei territori italiani". E quelli iniziano a tremare come il loro elettorato. 

martedì 26 aprile 2011

Il Protocollo Gheddafi da applicare alla Siria

Se pare normale attaccare la Libia per sedare le violenze di piazza, perché nessuno chiede lo stesso trattamento per la Siria? Dobbiamo fare a gara di numeri? Credo di non essere abbastanza cinico per ragionare di guerra di questo modo.

Arresti, retate nei quartieri, manifestazioni represse nel sangue. Sono capi d'accusa che il Presidente siriano Bashar al-Asad (figlio di Hafiz al-Asad che ha mantenuto il potere dal 1970 sino alla sua morte nel 2000) condivide con gli amici Gheddafi, Ben Alì e Mubarak. Già spodestati da una marea risorgimentale che non ha confini nazionali, un onda generazionale che rivoluziona e abbatte dal basso le istituzioni più forti. Cioè queste faccie da Ancient Regime. Sultani, colonnelli e figli di sultani.


Gheddafi potrebbe far finire i bombardamenti ridistribuendo i suoi averi, facendo comunque ricca la sua gente. E non perdendo che la metà del suo patrimonio. Queste però sono fantasie da storia ottocentesca. Qui si fa la guerra con i missili pilotati a distanza, si mandano i piloti a pattugliare e a seminare pallottole su ogni "situazione sospetta". Si fa la guerra senza ammettere di farla, dice benissimo Tettamazzi. Persino il ministro della difesa dice che non sono bombardamenti. Ma dall'aereo che lanci volantini come D'Annunzio? Questa noncuranza è terrificante, una droga che gira rapida come la cocaina per le strade. Una droga per conformisti, perciò richiestissima.

Se applicassero il protocollo Gheddafi alla Siria e alle altre situazioni presenti nel medio-oriente si aprirebbe il più grande fonte di guerra della storia. E questo lo sanno tutti, non bisogna per forza stare nel Consiglio di sicurezza dell'ONU per capirlo. Eppure la semplicità con cui ci spiattellano la non-guerra è paranormale, inizio a capire cosa hanno passato gli americani dal 2001 in poi. E spero che non abbia vinto anche da loro questa capacità di parlare delle operazioni di guerra reali come fossero fasi di un videogames.

martedì 19 aprile 2011

I ribelli libici in Italia: "Cooperazione e amicizia"

"Cooperazione e amicizia saranno offerti in primo luogo a Italia, Francia e Qatar, poi a Gran Bretagna e Usa'' e poi agli altri Paesi ''a seconda del sostegno dato fino ad oggi', queste le parole di Mustafa Abdul Jelil, Presidente del Consiglio Nazionale di Transizione libico, al termine dell'incontro con i rappresentanti dello stato italiano, Napolitano e Frattini.  

I ribelli libici schierati contro Gheddafi hanno scelto il nostro paese per mostrare il proprio volto al mondo, sono stati accolti in Quirinale dal Presidente della Repubblica che ha spiegato come l'Italia intende ''spiegare agli altri paesi europei e del mondo perché anche loro dovranno presto riconoscere il consiglio nazionale transitorio libico da cui nascerà la nuova Libia''.

Il consiglio transitorio libico ha garantito che ''tutti i trattati internazionali saranno rispettati, a cominciare dal trattato di amicizia italo libico che potra' continuare ad essere seguito quando le condizioni di sicurezza sul territorio lo permetteranno'' ha detto il ministro, aggiungendo che ''da qui iniziera' una fase di ricostruzione, rilancio e sostengono per tutta la Libia''. Con Gheddafi o senza saremo i partner della Libia del futuro.  

Chi è Mustafa Abdul Jelil ? Ministro della giustizia del governo Gheddafi dal 2007, il 27 febbraio 2011 ha ricevuto l'incarico di Segretario del Consiglio Nazionale Libico, sorto per assicurare una diplomazia internazionale ai comitati di ribelli nati a Bengasi. Il regime di Gheddafi ha promesso una taglia di 500.000 dinari (circa 270.000 euro) a chi lo catturerà e lo consegnerà; Al Jeleil è definito dal regime di Gheddafi una "spia". Il 23 febbraio 2011, intervistato dal quotidiano svedese Expressen, l'ex ministro ha ammesso le responsabilità dirette del colonnello Gheddafi nell'ordinare l'attentato al Volo Pan Am 103 nel 1988 che costò la vita a tutte le 259 persone a bordo e a 11 abitanti della cittadina scozzese di  Lockerbie.

venerdì 1 aprile 2011

Gheddafi tratta la resa, i ribelli pronti al "cessate il fuoco"

La guerra civile libica ha incontrato il suo primo vero momento di stanchezza. 

Dopo la sommossa improvvisa e l'intervento dell'Intelligence straniera, la Libia vive il primo momento di riflessione interna. Da entrambe le parti. Il colonnello Gheddafi ha spedito il figlio Saif Gheddafi a Londra per negoziare una via d'uscita. Sempre nella capitale inglese è stato ospitato Mussa Kussa, il ministro degli Esteri di Gheddafi che ha defezionato. 

La guerra civile nella striscia di terra che porta da Ajdabiya a Bin Jawad va avanti ormai da settimane. I rivoltosi non sono riusciti a registrare grandi successi dopo due settimane dall'avvio dei bombardamenti alleati. I capi ribelli non sembrano in grado di portare avanti una resistenza efficace, non hanno ancora una organizzazione e spesso nell'arco di 24 ora la linea del fronte sale e scende di qualche chilometro.

Gheddafi potrebbe ottenere un esilio dorato (foraggiato con i miliardi del petrolio accumulati in 40 anni di dittatura) oppure gli sarà imposto di rendere alla popolazione la ricchezza sottratta ? 
Sarkò continuerà a giocare al piccolo Napoleone, noi italiani così strategici e logistici saremo tenuti in considerazione o ci lasceranno smaltire i profughi come bestiame? Quanti sono interessati a che la guerra continui ? e se continuasse per anni come in Afghanistan e Iraq, chi ci guadagnerebbe?